Porsche 956 - 1985

25/11/2025

Porsche 956 - 1985

Porsche 956

Nel 1984, la scuderia di Richard Lloyd allestisce una variante rivista e migliorata della 956 che per un paio d’anni riesce a giocarsela ad armi pari anche con le 962 ufficiali, arrivando seconda alla 1000 km di Imola e l’anno seguente anche a Le Mans.

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Come è già accaduto con la 935 e come accadrà ancora per la 962, anche la Porsche 956 viene fatta oggetto di migliorie e addirittura evoluzioni per iniziativa dei team privati che la utilizzano. Accade, in questo caso, soprattutto quando la casa madre abbandona il modello in favore della sua evoluzione, la 962. Alcuni team scelgono quindi di provvedere a sviluppare ulteriormente le 956 in loro possesso intervenendo soprattutto su struttura, sospensioni e design.

La 956 modificata da GTi Engineering alla 24 Ore di Le Mans del 1985, che conclude al secondo posto a soli tre giri dalla 956B del team tedesco Joest. © IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

La 956 modificata da GTi Engineering alla 24 Ore di Le Mans del 1985, che conclude al secondo posto a soli tre giri dalla 956B del team tedesco Joest. © IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

La GTi Engineering, fondata dal pilota Richard Lloyd, fa esattamente questo: dopo aver utilizzato con buoni risultati un esemplare di 956, quello con telaio 106, dall’aprile del 1983 al luglio dell’anno seguente, decide di operare una serie di modifiche per correggere i punti deboli della vettura, tra cui una struttura giudicata non abbastanza rigida. L’auto viene quindi parzialmente ricostruita su una scocca totalmente nuova, progettata da Nigel Stroud e realizzata sempre in alluminio ma con struttura a nido d’ape anziché in lamiera semplice, e dotata di sospensioni anteriori modificate. Su questa nuova ossatura, contrassegnata con il numero di telaio 106B, vengono trapiantati componenti e meccanica della vettura originale. Con l’occasione, anche la carrozzeria viene parzialmente ridisegnata.

1. Tra le modifiche apportate dalla squadra di Richard Lloyd alla 956 originale c’è anche un nuovo schema di sospensioni anteriori a doppi bracci oscillanti con geometria pull-rod. 2. La configurazione per Le Mans della 956 prevede, come d’abitudine, una coda con ala più bassa e meno inclinata, che su altri circuiti viene sostituita da una con un maggior carico aerodinamico.© IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

1. Tra le modifiche apportate dalla squadra di Richard Lloyd alla 956 originale c’è anche un nuovo schema di sospensioni anteriori a doppi bracci oscillanti con geometria pull-rod.

2. La configurazione per Le Mans della 956 prevede, come d’abitudine, una coda con ala più bassa e meno inclinata, che su altri circuiti viene sostituita da una con un maggior carico aerodinamico.

© IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

1. Già prima di sostituire la scocca con quella a nido d’ape realizzata appositamente, GTi ha sperimentato varie soluzioni come l’adozione di ali in carbonio e a doppia lama.2. Nel 1985 la GTi Engineering corre come Richard Lloyd Racing, ma sempre con la livrea bianca e rossa dello sponsor Canon che accompagna il team già da diversi anni.© IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

1. Già prima di sostituire la scocca con quella a nido d’ape realizzata appositamente, GTi ha sperimentato varie soluzioni come l’adozione di ali in carbonio e a doppia lama.

2. Nel 1985 la GTi Engineering corre come Richard Lloyd Racing, ma sempre con la livrea bianca e rossa dello sponsor Canon che accompagna il team già da diversi anni.

© IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

L’auto così evoluta debutta nel settembre del 1984 alla 1000 km di Spa, dove però non termina la gara. Si rifà poco dopo conquistando il secondo posto a Imola, il nono posto sul circuito giapponese del Fuji e un terzo posto a Sandown Park (Inghilterra). Nel 1985 la GTi Engineering, ribattezzata Richard Lloyd Racing, ripresenta la sua 956 aprendo di nuovo con un ritiro alla 1000 km del Mugello, a cui seguono però due quinti posti a Monza e Silverstone. Per la 24 Ore di Le Mans la squadra conferma inizialmente i due piloti che hanno condotto l’auto fino a quel punto, vale a dire Jonathan Palmer e Jan Lammers, a cui si unirà il team manager Richard Lloyd come terzo pilota. Tuttavia, a poco più di una settimana dalla gara, Lammers lascia la squadra per tentare la sorte nella IndyCar Series e per rimpiazzarlo viene ingaggiato in extremis James Weaver.

A. La Porsche 956 del team di Richard Lloyd conserva il numero 14 per quasi tutte le gare a cui partecipa dal 1983 al 1985. Soltanto al Norisring, nel luglio del 1983, corre con il numero 21.© IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

A. La Porsche 956 del team di Richard Lloyd conserva il numero 14 per quasi tutte le gare a cui partecipa dal 1983 al 1985. Soltanto al Norisring, nel luglio del 1983, corre con il numero 21.

© IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

B.	Nel settembre del 1985 l’auto viene coinvolta in un incidente durante la 1000 km di Spa-Francorchamps, ed è così danneggiata da dover essere ricostruita su un telaio nuovo. © IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

B. Nel settembre del 1985 l’auto viene coinvolta in un incidente durante la 1000 km di Spa-Francorchamps, ed è così danneggiata da dover essere ricostruita su un telaio nuovo. © IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

C. Restaurata nel 1990, oggi la 956 GTi appare ancora in manifestazioni per auto storiche. © IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

C. Restaurata nel 1990, oggi la 956 GTi appare ancora in manifestazioni per auto storiche. © IXO Collections SAS - Tous droits réservés. 

La 956, il modello più numeroso nella lista iscritti, sembra dover soccombere alle nuove 962 ufficiali, che conquistano i primi due posti in qualifica seguite da una delle Lancia Martini LC2, ma in gara le cose vanno molto diversamente: la squadra Porsche mantiene una condotta prudente mirata al risparmio di carburante che tuttavia alla fine si rivelerà autolesionista, perché le 956 dei privati (tra cui Joest, Brun e appunto Lloyd), più aggressive, finiscono per prendere definitivamente il comando. La 956 GTi mantiene per un po’ la seconda posizione, ma deve cederla a causa di problemi tecnici che la costringono a lunghe riparazioni. Nella notte si rende tuttavia protagonista di una spettacolare rimonta e riesce a riportarsi alle spalle della vettura leader, la 956B numero 7 del team Joest (guidata da Klaus Ludwig, Paolo Barilla e da un industriale che corre con lo pseudonimo di John Winter), restandoci fino al termine della gara.

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